L’inganno della patrimoniale

Periodicamente la CEE ci rinfaccia il nostro debito pubblico che va ben oltre i parametri di Maastricht. Regolarmente la CGIL e i Fassina di turno si mettono a strillare: ci vuole una patrimoniale!

Ci prendono in giro.

L’imposta patrimoniale esiste, in Italia e all’estero, e significa semplicemente che i pagamenti dovuti, anziché essere commisurati al reddito, sono commisurati al patrimonio. Ma si pagano sempre col reddito.

In Italia si pagano già imposte patrimoniali sulla casa (quando la comperi, quando la erediti, quando ci abiti, quando la vendi) e su ogni genere di titoli mobiliari (azioni, obbligazioni, BTP, CCT e BOT). Il governo Monti ha introdotto una patrimoniale del 2 per mille su tutto ciò che è contenuto nei depositi titoli presso le banche.

E allora di quale patrimoniale parlano le Camusso e i Fassina?

Ciò che vorrebbero non è un’imposta, ma un prelievo diretto dal capitale di ogni cittadino che, a parere dello Stato, sia “troppo ricco”. In sostanza, vorrebbero un esproprio, più o meno proletario, che potrebbe anche essere definito (costituzione e codice penale alla mano) furto o rapina.

Ma cosa importa la costituzione, se davvero corriamo il rischio di fallire e far la fine dell’Argentina? I ricchi piangano, e peggio per loro.

Il guaio è che piangeremmo tutti.

In che cosa consiste questo patrimonio che andremmo a confiscare per pagare i debiti dello Stato? In case e titoli (azionari e obbligazionari). Benissimo: confischiamo un 15-20% del patrimonio immobiliare italiano (perché quanti hanno i liquidi per pagare una tassa pari al 15% del valore della o delle case di sua proprietà?). E poi? A chi vendiamo tutte queste case? E alla svelta, perché allo Stato servono i soldi, e le case invece di rendere costano. Be’, mettiamole sul mercato e vediamo cosa succede. Del resto, anche se pretendessimo dai cittadini soldi e non case, anche loro dovrebbero vendere.

I prezzi crollano. Le banche si accorgono che il valore delle case graziosamente rimaste in proprietà dei cittadini “non troppo ricchi” non copre più l’ammontare del mutuo e chiedono il rimborso. Risultato: il disastro.

Allora non vendiamole. E che ne facciamo? Chi le amministrerà, chi ci abiterà, chi farà le manutenzioni ordinarie e straordinarie? E se qualcuno va ad abitarci, magari abusivamente, chi lo sbatterà fuori se mai si dovesse riuscire a vendere?

Insomma: confiscare le case è un cattivo affare per tutti e lo Stato non risolve i suoi problemi. Anzi: li aggrava.

Allora confischiamo i titoli. Azioni, obbligazioni e titoli di Stato.

Ahimé, il risultato è identico. Una volta confiscati, i titoli bisogna venderli. Non soltanto i prezzi crollano, ma si innesca un circolo vizioso per cui il credito si restringe, migliaia di aziende falliscono, milioni di lavoratori restano senza lavoro e le loro famiglie restano senza reddito.

Allora confischiamo soltanto i BOT, i BTP e i CCT. In fondo, sono loro il nostro problema, no? Ma certo! Avevamo detto: prestateci i vostri soldi, noi vi pagheremo un interesse e poi ve li restituiremo. Adesso possiamo dire: vabbe’, un po’ di interessi ve li abbiamo pagati, ma il capitale ve lo restituiremo solo a metà. Invece di un fallimento facciamo un concordato preventivo.

Piccolo problema. Mettetevi nei panni di chi si sente fare un simile discorso: tornereste a prestare soldi a un debitore come questo? Mai e poi mai.

Allora, per stare sul sicuro, bisognerebbe dire: creditori dello Stato, non riceverete più neanche un centesimo di capitale o di interessi. Vi siete fidati di noi? Avete sbagliato. Arrangiatevi.

E d’ora in avanti lo Stato non farà più debiti, il che significa che dovrà pagare i fornitori pronta cassa e ridurre i servizi e il personale dei ministeri nei limiti di quanto raccoglierà con le tasse (perché altre “patrimoniali”, non essendoci quasi più patrimonio, non potrà farne).

Vi sembra una cosa seria?

Insomma: perché stiamo a gingillarci con queste idee impossibili da mettere in pratica?

Semplice: perché alle Camusso e ai Fassina fa politicamente comodo atteggiarsi a Robin Hood. Anche prendendo per il… naso gli elettori.

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Informazioni su riccardo ferrazzi

Tutto quel che c'è da sapere sul mio conto è che ho scritto un paio di romanzi e qualche racconto. Comunque, per non sembrare scontroso, vi dirò che sono nato nella prima metà del secolo scorso (quindi, anche se mi piacciono le donne, sono ormai inoffensivo), che ho lavorato finché non mi è caduta addosso la depressione, e che adesso passo il tempo a leggere e scrivere (perché non ho niente di meglio da fare).
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