Da dove vengono i miti?

Il concepimento di storie fantastiche precede l’invenzione della scrittura, e ciò rende difficile stabilire quale fu il primo mito prodotto dalla mente umana. I metodi di ricerca filologica possono dare solo vaghe indicazioni perché, quando viene a mancare un testo scritto, ogni affermazione è una congettura priva di riscontri.

È certo che l’Iliade, l’Odissea e tanti altri poemi perduti, prima di essere messi per iscritto, circolarono per almeno un paio di secoli sotto forma di testo da salmodiare al suono della lira che accompagnava il ritmo dei versi. Un po’ come avveniva nell’opera ai tempi di Mozart: fra un’aria e l’altra, l’azione e i dialoghi erano accompagnati al clavicembalo. Omero, che ricordiamo come il primo e più grande dei poeti, fu un cantastorie, forse analfabeta, ed è persino possibile che in origine, prima della revisione alessandrina, i suoi esametri fossero un po’ zoppicanti.

Anche della Bibbia ci sono pervenuti soltanto codici redatti a secoli di distanza dalla prima versione scritta (e forse a uno o due millenni dalle prime versioni orali). È quanto mai arduo stabilire in quale epoca la storia di Israele fu messa per iscritto per la prima volta e quali fraintendimenti, deviazioni, aggiunte e omissioni contenga rispetto alla versione originale. L’analisi filologica dei testi giunti fino a noi può identificare diverse tracce (jahwista, elohista, sacerdotale), ma non può ricostruire il testo originale: la Genesi e l’Esodo furono tramandate oralmente per generazioni e generazioni. È proprio il caso di dire che solo Dio sa quale fu la genesi della Genesi.

 

Il mito prende quasi sempre spunto da un fatto che le generazioni successive interpretano collegandolo arbitrariamente ad altri fatti, a loro volta interpretati in modo arbitrario. È così che emeriti mascalzoni assurgono alla dignità di eroi e meschini sfortunati diventano emblemi di questa o quella virtù.

Le ricerche archeologiche possono fornire dei punti di riferimento, ma raramente riescono a spiegare l’ottica di chi ha scritto (o trascritto) i testi biblici e i poemi di Omero ed Esiodo. A secoli di distanza, è normale che il racconto dei fatti, e i fatti stessi, vengano piegati ai pregiudizi di epoche successive. Pregiudizi che, a loro volta, sono ormai troppo antichi per essere ricostruibili in tutti i loro aspetti.

Il significato dei miti va al di là della forma letteraria e persino al di là dei contenuti. Per ricavarne un senso, i miti vanno presi in considerazione per le domande alle quali vogliono rispondere.

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Informazioni su riccardo ferrazzi

Tutto quel che c'è da sapere sul mio conto è che ho scritto un paio di romanzi e qualche racconto. Comunque, per non sembrare scontroso, vi dirò che sono nato nella prima metà del secolo scorso (quindi, anche se mi piacciono le donne, sono ormai inoffensivo), che ho lavorato finché non mi è caduta addosso la depressione, e che adesso passo il tempo a leggere e scrivere (perché non ho niente di meglio da fare).
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