Il diluvio visto dai greci

I Greci ebbero una tradizione orale più varia. Distinsero fin da subito i miti dalla realtà documentata e li consegnarono ai cantastorie, che li raccolsero, li elaborarono, li misero a disposizione dei poeti, che li tramandarono in molte versioni, diverse nei particolari, identiche nella sostanza.

Il racconto greco del diluvio ha molti punti di contatto con quello ebreo, ma in tutte le sue versioni l’atmosfera in cui si snoda la vicenda è piuttosto diversa.

Anche secondo i Greci Zeus punisce gli uomini perché sono diventati violenti. L’età dell’oro è finita: il lupo divora l’agnello, l’uomo sconvolge la terra per coltivarla. Ma ciò che suscita l’ira del dio è uno specifico atto temerario: Licaone, re dell’Arcadia, riceve la visita dello stesso Zeus e (nientemeno!) tenta di ucciderlo.

Zeus ci pensa su e decide di punire l’umanità col diluvio. Le acque sommergono tutto tranne il monte Parnaso, dove un uomo e una donna arrivano sani e salvi su una zattera. Si chiamano Deucalione e Pirra. Non sono stati messi in guardia da un dio, ma (secondo una delle tante versioni) da Prometeo, un titano, padre di Deucalione e amico degli uomini. I due non hanno avuto tempo per costruire una grande imbarcazione. Non hanno potuto salvare amici e parenti. Non hanno pensato a salvare nemmeno gli animali da cortile.

Deucalione e Pirra non hanno meriti speciali. Sono brava gente, ma non eroi. Sono pii e timorati, ma non si sono segnalati per particolari atti di devozione. Non hanno mai compiuto imprese straordinarie e anche in occasione del diluvio si limitano ad aver fortuna. In mezzo all’umanità imbestialita non erano neanche gli unici “buoni”. Tanti altri, buoni come loro, sono morti affogati nell’alluvione.

Rimasti soli in cima ai monti, i due non sanno che fare e interrogano un oracolo. Il responso è: “Velate il capo e gettatevi alle spalle le ossa della grande madre”. Deucalione capisce che la grande madre non può essere altro che la terra e le sue ossa sono i sassi. Dai sassi raccolti e gettati alle spalle da Deucalione nascono uomini e da quelli raccolti e gettati da Pirra nascono donne. Quando poi le acque si ritirano, lasciano una fanghiglia dalla quale prendono vita i nuovi animali. E il mondo può ripartire.

 

Nel mito greco la divinità non si cura di vedere se in mezzo all’umanità c’è qualche “giusto”. Tantomeno prende l’iniziativa di salvarlo. Semplicemente succede che, per caso, due brave persone riescano a scampare al disastro. Zeus non li ha chiamati, non ha detto loro di costruire un’arca, non vi ha fatto imbarcare parenti e animali.

La versione greca del mito sembra dire che ogni anno ci sono alluvioni, eruzioni e terremoti, ma questa volta Zeus ha deciso di punire gli uomini con un cataclisma. Il disastro avrà proporzioni immani, sarà una vera catastrofe? A Zeus non importano le conseguenze. Si estinguerà la razza umana? Peggio per loro. Si salverà qualcuno? Meglio così.

Il mito greco dà scarso risalto ai motivi della punizione: certo, Licaone è l’uomo che “cerca di uccidere dio”. Non è il miscredente, ma qualcosa di peggio: è l’uomo che si ribella al padre per sostituirlo (proprio come ha fatto Zeus nei confronti di suo padre Crono). Ma Zeus la prende come un’offesa personale e, più che a far giustizia, pensa a vendicarsi. Si comporta come se dicesse: sono affari miei. Non si preoccupa di distinguere colpevoli e innocenti.

In conclusione, nell’ottica greca gli uomini devono pagare, ma la volontà divina è così astratta e lontana che la punizione finisce per coincidere con la cieca casualità della natura. Ed è solo un caso se un uomo e una donna riescono a sopravvivere. Fra lampi di genio e fortunate combinazioni, l’umanità torna a popolare la terra.

Mentre la Bibbia mette in primo piano Dio e la sua imperscrutabile giustizia, il mito greco esalta la capacità umana di sopravvivere in un mondo ostile e ricominciare ogni volta daccapo.

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Informazioni su riccardo ferrazzi

Tutto quel che c'è da sapere sul mio conto è che ho scritto un paio di romanzi e qualche racconto. Comunque, per non sembrare scontroso, vi dirò che sono nato nella prima metà del secolo scorso (quindi, anche se mi piacciono le donne, sono ormai inoffensivo), che ho lavorato finché non mi è caduta addosso la depressione, e che adesso passo il tempo a leggere e scrivere (perché non ho niente di meglio da fare).
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