Le cose cambiano

Giuro: fino a quarant’anni non ci pensavo. O meglio, l’idea mi dava un vago fastidio e la scacciavo senza stare a pensarci troppo. Poi, a poco a poco, ho cominciato a essere spiacevolmente sorpreso da certe notizie. Improvvisamente mi accorgo che questa o quella cosa non c’è più, e la scoperta mi colpisce come una pugnalata nel fegato.
Uno nasce in una città, poi la vita lo porta da un’altra parte. Ma nella sua testa rimane sempre là, continua a vedere gli stessi amici, a bere il caffè in quel bar, a frequentare negozi, ristoranti, ritrovi; sempre quelli. Non si accorge che intanto il tempo passa. Per caso, un giorno torna. E l’esperienza è traumatizzante. Il bar non esiste più. La via dove abitava è stata riedificata, ristrutturata, stravolta. I suoi punti di riferimento sono spariti. E ha la sensazione di ritrovarsi con tutte e due le gambe amputate. Esclama: “Mi hanno portato via metà della mia vita!”
Un vecchio conoscente incontrato per caso, al quale confida questo sentimento, lo guarda sconcertato: lui, che non si è mai mosso di lì, ha visto succedere i cambiamenti uno dopo l’altro, li ha presi (com’è giusto) per cose normali e non capisce perché diavolo chi torna dopo tanto tempo dovrebbe sentirsi spaesato.
Ha ragione lui. Eppure la sensazione di aver perso per sempre qualcosa che consideravi parte di te è troppo forte per liquidarla con un’alzata di spalle. Come mai? ti domandi. Oltre a diventar vecchio sono diventato anche un conservatore miope, un misoneista, uno che non accetta il progresso?
Ma no. Ci sono un sacco di cambiamenti che mi piacciono. I nuovi grattacieli di Milano, per esempio. Tanti li discutono, li criticano, li detestano, ma a me piacciono.
E ci sono parecchi cambiamenti che vorrei. Nella dottrina della Chiesa cattolica, per esempio.
Ma ce ne sono altri che mi sbilanciano. Persone che invecchiano. Persone che muoiono. Beh, che c’è di strano? È normale invecchiare. È inevitabile morire. Ma è una ferita lancinante quando sei soprappensiero e ti domandi: come si fa in questo caso? A chi posso chiederlo? A mio padre. E impieghi dieci lunghi secondi a realizzare che tuo padre non c’è più.
Questo, si sa, capita a tutti. Ognuno deve imparare a convivere con l’assenza delle persone che hanno significato tanto per lui. Ma a volte è perfino più sconcertante accorgersi che non è più qui il tale amico, il tal compagno di scuola, la tale ragazza che… E poi, come dicevo, cambiano i luoghi, le città, gli ambienti e i paesaggi.
Ma perché i cambiamenti devono essere così dolorosi? O meglio: perché certi cambiamenti diventano dolorosi?
Evidentemente il motivo sta in noi. Intorno a quei luoghi, a quelle persone, abbiamo costruito nel tempo delle abitudini che hanno preso un aspetto rituale. Non ce ne rendevamo conti, ma girare l’angolo e vedere quel tale edificio, col bar strizzato fra la banca e il parrucchiere, ci dava sicurezza. Trovare l’edificio abbattuto e ricostruito in modo completamente diverso, è sconcertante. È come sentirsi togliere la sedia sotto al sedere.
E uno pensa: è colpa mia. Non avrei dovuto costruirmi questi riti inutili, che mi condizionano e servono soltanto a procurarmi delusioni.
Ma non è così. I riti sono necessari, importantissimi. Una sequenza di fatti, immagini, comportamenti, che si ripete sempre uguale senza che ne segua un danno, è come un percorso sicuro in un campo minato. I riti servono a combattere l’ansia, a illuderci di saper dominare la paura.
Paura di che?
Arrivate alla mia età e lo saprete. Lo sapete anche oggi, ma non volete confessarlo (soprattutto a voi stessi). E fate bene, perché avete una vita da vivere e non potreste affrontarla con la rassegnazione di chi non ha più speranze.

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Informazioni su riccardo ferrazzi

Tutto quel che c'è da sapere sul mio conto è che ho scritto un paio di romanzi e qualche racconto. Comunque, per non sembrare scontroso, vi dirò che sono nato nella prima metà del secolo scorso (quindi, anche se mi piacciono le donne, sono ormai inoffensivo), che ho lavorato finché non mi è caduta addosso la depressione, e che adesso passo il tempo a leggere e scrivere (perché non ho niente di meglio da fare).
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2 risposte a Le cose cambiano

  1. gigio ha detto:

    ciao Riccardo
    la giornata non è delle migliori,ma dai reagisci !
    leggi un bel libro
    fatti un bianchino (ricordi Grappettina ?),
    esci con una gnocca
    fai il bagno nel gin tonic
    so che ti disturba molto l’idea della morte,che rimane sempre un bel cambiamento,ma per quel che ci rimane da vivere cerca di approffittarne al meglio.
    c’e chi è sposato con una francese……
    e da ieri ho la Guardia di Finanza in azienda ,per tre mesi.
    un abbraccio
    gigio

  2. riccardo ferrazzi ha detto:

    No! La Finanza no! Ma perché non vanno a sfruculiare i delinquenti, i contrabbandieri, la mafia e la camorra? Tutte domande alle quali è meglio non rispondere, perché le risposte già le sappiamo, e non è il caso di andare a cercarsi altri guai. Grazie per i consigli, anche se gli alcolici ormai sono off limits (e le gnocche, poi, … beh, lasciamo perdere). Coraggio, my friend, anche questa passerà. Passa tutto. Purtroppo.

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