I fatti inspiegabili

In passato (dalla notte dei tempi fino alla Rivoluzione Francese, ma anche oltre) la percezione dei fatti inspiegabili era molto diversa dall’attuale. Proprio perché si trattava di avvenimenti fuori dall’ordinario, i prodigi erano ritenuti manifestazione di un livello superiore della realtà. Si pensava che le “realtà superiori” fossero sempre presenti nel mondo, sempre attente al comportamento degli uomini, sempre pronte a intervenire per correggere, ammonire, punire. Anche nelle culture giudaico-cristiane, che avevano elaborato la nozione di entità trascendente, la divinità era concepita come una presenza che interferiva spesso e volentieri nella storia dei popoli o dei singoli individui.

Era una mentalità che pervadeva la vita quotidiana di ciascuno. I regnanti giustificavano il proprio potere dichiarando di regnare “per grazia di Dio”. La vittoria in battaglia era attribuita al favore divino. Perfino la buona riuscita di un viaggio per mare era dovuta a uno sguardo benevolo della divinità, tanto che ancor oggi le polizze assicurative inglesi nel riportare il nome della nave dichiarano “whose master, under God, is…” (il cui comandante, dopo Dio, è…)

Filosofi, eruditi, medici, ricercatori (a suo tempo considerati uomini di scienza e oggi spregiativamente chiamati alchimisti), tutti concordavano nel ritenere che i fatti inspiegabili fossero vere e proprie apparizioni di una potenza superiore, o del volere del Fato, o di un intervento di Dio (spontaneo o richiesto da un intercessore). La Chiesa, cattolica e ortodossa, pur con grande prudenza nel valutare i singoli casi, affermava (e continua ad affermare) che vaticini e miracoli non sono avvenuti soltanto ad opera di Gesù Cristo ma anche della Madonna, di angeli, santi e profeti.

Per tutto ciò non si forniva altra prova che l’esistenza del prodigio. Se il fatto era accertato e non se ne trovava una spiegazione razionale, doveva essere stato prodotto da una potenza sovrumana.

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Le cose sono cambiate a partire dall’Ottocento. Il successo (anche politico) dell’illuminismo e del materialismo, lo sviluppo delle scienze e la fede nel progresso hanno diffuso una mentalità secondo la quale il mondo sarebbe suddiviso in due realtà materiali, sovrapposte e interconnesse, ma concettualmente separate: una razionale e una dominata dal caso. Proprio come le molecole dell’acqua che alle basse temperature formano cristalli perfettamente geometrici ma a temperatura ambiente si rimescolano in modo assolutamente casuale. Una analoga suddivisione varrebbe anche per la mente umana, in parte soggetta alla ragione e in parte preda dei sentimenti. E siccome la ragione è nemica delle emozioni, i sentimenti sono nemici della verità.

In base a questa mentalità, tutto ciò che non trova spiegazione nelle teorie scientifiche correnti è un prodotto del caso e, pertanto, i fatti inspiegabili sono del tutto casuali. La loro comparsa non ha alcun significato, non sono l’indizio (tantomeno la prova) di una relazione fra il “segno” e l’accadimento reale. La concomitanza di “segno” e avvenimento è una mera coincidenza, un fatto che statisticamente può accadere ma che non implica un rapporto di causa-effetto. Pretendere che esista un rapporto (di qualsivoglia genere o specie) fra il “segno” e l’avvenimento non è altro che superstizione.

Insomma: il “segno” non è segno di un bel niente. È un fatto qualsiasi, al quale la nostra superstizione attribuisce un significato che non esiste.

Questa mentalità è così vincente che non sente il bisogno di dimostrare ciò che asserisce: afferma che le corrispondenze fra segno ed evento non hanno rilevanza, ma non conduce indagini o esperimenti per comprovarlo. Perché dovrebbe? Non c’è motivo di perdere tempo per dimostrare l’inconsistenza dell’astrologia o dei tarocchi: esistono forse motivi razionali per ritenere che il pianeta Giove abbia un influsso benefico e il pianeta Saturno abbia un influsso malefico? E di che natura sarebbe questo preteso “influsso”? Gravitazionale? Elettromagnetica? Di altro genere? A queste domande nessun astrologo ha mai saputo dare risposte scientificamente accettabili.

Quanto ai cosiddetti “sensitivi”, chiunque se ne occupi in modo critico finisce regolarmente per scoprire trucchi e imbrogli. È risaputo che i “maghi” non esitano a ricorrere all’inganno e che gli astrologi orientano le loro previsioni in funzione di ciò che il consultante vorrebbe sentirsi dire.

Esistono benemerite associazioni di uomini di scienza che si dedicano a smascherare le frodi perpetrate dai sedicenti maghi, e se non sono ancora riuscite a dissipare la credenza negli oroscopi e nei tarocchi è perché l’ignoranza e la superstizione sono come la gramigna: difficili da estirpare.

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Questo tipo di argomentazioni sembrerebbe decisivo. Tuttavia, se lo si esamina senza preconcetti, mostra almeno un lato debole: sostenere che i fatti inspiegabili siano pure e semplici coincidenze, e non dimostrarlo, equivale a pretendere che, siccome non si riesce a spiegarli, i fatti inspiegabili non esistano. È un atteggiamento che sa di rimozione.

Si direbbe che su questo argomento l’umanità si comporti come un pendolo che oscilla fra i due opposti estremi della superstizione o del materialismo. I paladini della razionalità non si rassegnano all’idea che la scienza, oltre a essere ben lontana dall’aver chiarito tutto, abbia lasciato indietro vasti spazi inesplorati. Il “principio antropico”, che porta a guardare il mondo come se fosse commisurato agli uomini e non viceversa, in passato ci ha illuso che il mondo finisse alle colonne d’Ercole e oggi vorrebbe farci credere che sia vero e reale soltanto ciò che può essere studiato con gli strumenti di cui disponiamo.

La realtà è piuttosto diversa e l’uomo della strada lo sa bene, perché la vive sulla propria pelle. Ogni giorno ci troviamo a fronteggiare problemi difficili da valutare e accadimenti fortuiti che sembrano piovere dal cielo. Per questo, più si ha la responsabilità di decisioni importanti, più si sente il bisogno di un aiuto per cautelarsi dagli imprevisti. E questo è il motivo per cui, in mancanza di meglio, astrologi e sensitivi hanno sempre trovato accoglienza alla corte dei potenti, non soltanto nell’antichità e nei secoli bui del Medioevo, ma anche in tempi recenti, quando la Scienza e la Ragione sembravano aver eliminato la superstizione.

Vale la pena di citare qualche esempio, fra i più conosciuti:

Il generale Buonaparte, agnostico e illuminista, sotto il Direttorio frequentava i salotti e coltivava le relazioni pubbliche leggendo la mano alle signore. (La lesse anche al generale Hoche, gli predisse che sarebbe morto nel suo letto, e ci azzeccò!). Da imperatore, consultava la famosa indovina Marie Anne Lenormand, che aveva predetto a Joséphine Beauharnais un futuro da imperatrice.

Nei primi anni del Novecento Anne Savigny, nota indovina che si faceva chiamare Madame de Thèbes, predisse all’arciduca Francesco Ferdinando d’Asburgo che sarebbe morto in un attentato al quale sarebbe seguita una guerra mondiale. (R. Krug von Nidda Der Weg nach Sarajevo pag. 264)

Quasi negli stessi anni, alla corte dello zar, il veggente e guaritore Rasputin raggiunse un’influenza così grande da suscitare l’invidia dei cortigiani. I quali non trovarono di meglio che assassinarlo.

Nella cancelleria del terzo Reich, nell’entourage massonico di Juan Domingo Peron e nello staff del presidente Ronald Reagan, astrologia e occultismo erano tenuti in grande considerazione.

Perfino i “materialisti scientifici” del Politburo sovietico si affidavano ai presagi degli occultisti. Leonid Breznev consultava una sensitiva.

La destinazione dei viaggi degli eredi al trono d’Inghilterra, soprattutto quelli che si svolgono nel periodo del compleanno, è tuttora suggerita dagli astrologi.

Di fronte a questo elenco, certamente incompleto, viene spontaneo domandarsi: quanti altri capi di stato consultano veggenti e astrologi senza che la cosa si risappia? Probabilmente parecchi. È una constatazione davvero inquietante! Le persone alle quali è affidato il nostro benessere o addirittura il nostro destino sono tutte ignoranti e superstiziose?

Ma non è tutto: la “superstizione” non riguarda soltanto re e tiranni. Dove comincia e dove finisce? E che cosa è realmente superstizione?

Gli oroscopi contenuti nei giornali e nelle riviste, per non parlare degli astrologi che conducono rubriche fisse in tv, sfruttano una credulità diffusa, del tipo “non è vero ma ci credo”. E fin qui siamo senza dubbio nel campo della superstizione.

Ma si dà il caso che le polizie di tutto il mondo non trascurino le indicazioni dei sensitivi. E gli uffici del personale di grandi aziende, nel valutare i candidati all’assunzione, oltre a chiedere curricula scritti a mano per sottoporli ad analisi grafologica, prendono in considerazione anche il segno astrologico e l’ascendente.

Che dire? È difficile immaginare che un dirigente in carriera, arrivato al vertice di una questura o alla ben remunerata posizione di capo del personale, sia così succube della superstizione da mettere a rischio il proprio successo professionale. Certo, chi ha molte responsabilità deve tener conto di considerazioni di ogni genere; però deve anche saper distinguere i fattori decisivi da quelli irrilevanti.

Può darsi che il peso delle responsabilità accentui le naturali tendenze all’irrazionalità e alla superstizione; ma può anche darsi che l’astrologia e le altre tecniche divinatorie, pur senza il crisma della scientificità, non siano poi così irrilevanti.

Personalmente propendo a credere l’una e l’altra cosa.

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Informazioni su riccardo ferrazzi

Tutto quel che c'è da sapere sul mio conto è che ho scritto un paio di romanzi e qualche racconto. Comunque, per non sembrare scontroso, vi dirò che sono nato nella prima metà del secolo scorso (quindi, anche se mi piacciono le donne, sono ormai inoffensivo), che ho lavorato finché non mi è caduta addosso la depressione, e che adesso passo il tempo a leggere e scrivere (perché non ho niente di meglio da fare).
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