Un viaggio nel mito, dal Giardino dell’Eden a Napoleone

Il nuovo libro di Riccardo Ferrazzi a cura di Marino MaglianiTra vizi e virtù umane, navigazioni e mappe immaginarie. La recensione

Mercoledi 7 settembre 2016

Miti, leggende, eroi, vizi e virtù umane: ed è subito viaggio, magari per mare, magari alla scoperta di affascinanti isole misteriose seguendo le intuizioni e i sentieri di mappe immaginarie. Il racconto come calamita, le storie come strumenti per dare un senso al mondo. È in fondo questo ciò di cui racconta Riccardo Ferrazzi nel suo saggio-non saggio Noleggio arche, caravelle e scialuppe di salvataggio (Fusta, 2016, 144 p., 13,90 Euro – Acqusita su Ibs), un breve discorso sul mito, come lo chiama lui, o meglio una carrellata non troppo accademica, anzi godibilissima, dai primordi della comparsa umana all’epoca napoleonica. Filo conduttore, il costante gusto della narrazione e l’altrettanto irrefrenabile bisogno di scoperta, di confronto con le forze della natura e le inspiegabili pulsioni umane: c’è un legame, un senso, in tutta questa eredità mitica?

Ferrazzi individua delle costanti all’origine delle mitologie. Dal primo mito, quello del diluvio universale, che ha radici nella reale evoluzione del pianeta Terra e ha lasciato tracce in narrazioni remote, di sapore biblico, si arriva alla Grecia e al quel meccanismo di delitto e castigo, utile a giustificare come punizione da una colpa ignota i grandi disastri geografici. I misteri insondabili nel mondo greco vengono umanizzati, così come umana diventa la capacità di sopravvivere in ambienti ostili e allo stesso modo circolano descrizioni di mostri e titani, grandi animali deformati tramandati dalla memoria e dal linguaggio umano.

Anche il mito dell’Eden ricollega il passato biblico alla Grecia, patria del racconto mitico alla base di tutta la cultura occidentale. Da Adamo ci si ricollega ancora una volta al mondo greco, con quello che viene considerato il peccato di superbia generatore di tante mitologie, e della stessa tragedia, la hybris, che espelle gli umani fuori dal giardino delle meraviglie, nella vita. Il mito vive di tradizione orale, che lo modifica, lo adatta, fino ad approdare alla poesia epica, che tutti conosciamo grazie a Omero e all’universalità dei suoi temi, dei suoi eroi naviganti, di guerre, amicizie, dissidi umani portati in scena nei momenti collettivi e centrali della vita greca. Già questo sarebbe patrimonio, ma c’è di più, molto di più.

Quando arriva la scrittura, il mito si ritaglia uno spazio dedicato nel mondo dell’arte. È da questa finestra che continua il suo percorso di analisi di quell’animo umano così complesso, misterioso, contrastato. Se a Roma il mito manca per una presenza incisiva della Storia, contrapposta all’esigenza di narrare e riflettere sull’essere umano, il mondo si sta però allargando, ed ecco penetrare in occidente squarci di culture altre. Un brulicare di narrazioni che tuttavia viene bloccato dall’arrivo dei barbari, della peste, infine dell’epoca buia che precede una nuova pagina: il Medioevo. Il clima è certamente nuovo: è l’aura religiosa a cullare la mitologia medievale, il Graal è il filo conduttore che, dopo secoli di storie che auto-riflettevano l’umanità, guarda al rapporto con il divino.

Siamo alle soglie dell’epoca moderna: secondo Ferrazzi è grazie a Don Giovanni e Don Chisciotte, nuovi eroi del mito, che la narrazione arriva alla «più accurata approssimazione possibile al senso della vita». E c’è una costante, in coda a questo percorso: il dubbio dell’arte di essere solo fine a se stessa, al contrario di scienza e filosofia. Il mito non ha autore, si perde nella storia, nei dubbi irrisolti, che porta a galla rivelando un senso della vita che solo attraverso la narrazione può essere trattato, percepito, considerato. È ciò che affascina, e che rende immortale, ancora oggi, il mito.

Ferrazzi dedica la seconda parte del volume a un approfondimento sulla navigazione: dal mito dell’isola esplora via via l’avventura, la trasgressione, il fascino dell’ignoto che hanno magneticamente attirato viaggiatori di ogni epoca, tra storia ed epica. Perché Dante nel Purgatorio poteva parlare della Croce del Sud, costellazione invisibile a chiunque non avesse mai solcato i mari a sud dell’equatore? I racconti arricchiti e protobarocchi dell’epoca trecentesca e, prima, medievale, sono frutto di altre narrazioni, quelle dei mercanti, che imperterriti continuarono a solcare nuove rotte in giro per il pianeta, accendendo di suggestioni l’immaginario di chi non aveva accesso ai mondi sconosciuti. Ecco allora il Milione e l’esotica figura di Marco Polo, così densa di possibili (non a caso Calvino ne riprese la voce costruendo le sue Città Invisibili).

Miti, leggende e racconti guardano alla geografia e ne rendono una versione impastata di fantasia, da cui discendono le mappe impossibili e le loro civiltà impensate. Potremmo chiudere gli occhi e indovinare a quale personaggio si colleghi l’autore, perché quello a Cristoforo Colombo è ormai un riferimento obbligato. Il navigatore per antonomasia, lo scopritore di un nuovo mondo, che tuttavia cela dietro l’immagine storica e verificabile confini sfumati, e nella cui figura mitologica riecheggiano Ercole, Giasone e – come dimenticarlo? – Ulisse. Dalla biografia alla leggenda, su Colombo Ferrazzi si sofferma, indagandone l’indole di avventuriero, ma forse impostore, domandandosi se davvero fosse così ingenuamente convinto di trovare le Indie navigando verso ovest, o non sapesse invece, per racconti mitici raccolti sui mari, che esistevano terre emerse, che altri prima di lui avevano già visto e di cui avevano raccontato.

Suggestivo, e aperto a ogni soluzione pensabile dal lettore, è il suggello finale, che propone Napoleone, figura moderna ma anche eroe per antonomasia, come ultimo mito, simbolo dell’avventura, che incarna perfettamente quel dissidio, sempre presente nell’essere umano (e nel mito) ed enfatizzato in epoca romantica, dell’individuo a se stante solo contro le forze inspiegabili della natura. Sono tanti però, e Ferrazzi ne è consapevole, gli italiani che nei secoli hanno seguito le orme mitiche di Colombo, rischiando e vincendo, guadando per primi la linea di arrivo tra azzardi, scommesse, necessità e insaziabile spirito di scoperta, infallibile ago di bussola nel dare un senso a tutto. Così tanti che a pensarci la memoria si intasa, ripesca figure conosciute a scuola, tra le pagine, perché no nei film, e rielabora, ricorda, si interroga, dando nuova linfa a quella infinita mitologia che non ha mai smesso di sostenere e alimentare di nuova propulsione l’evoluzione umana, i sogni e le scoperte.

Alessandra Chiappori

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Informazioni su riccardo ferrazzi

Tutto quel che c'è da sapere sul mio conto è che ho scritto un paio di romanzi e qualche racconto. Comunque, per non sembrare scontroso, vi dirò che sono nato nella prima metà del secolo scorso (quindi, anche se mi piacciono le donne, sono ormai inoffensivo), che ho lavorato finché non mi è caduta addosso la depressione, e che adesso passo il tempo a leggere e scrivere (perché non ho niente di meglio da fare).
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Una risposta a Un viaggio nel mito, dal Giardino dell’Eden a Napoleone

  1. marino ha detto:

    Grazie Alessandra Chiappori per l’ottima lettura.

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