Ha vinto Donald o ha perso Hillary?

Machiavelli si domandava se per il principe è meglio essere amato o temuto. E rispondeva che tutti vorrebbero essere amati ma, siccome il popolo è volubile, è meglio essere temuto. Soltanto, deve fare in modo di non essere odiato.

Alla luce delle ultime elezioni americane si potrebbe aggiungere un corollario: non è necessario essere casti e puri, si può benissimo essere dei perfetti figli di buona donna. In fondo, tutti quanti sappiamo che la politica non è un trastullo di educande e per il nostro bene ci auguriamo che chi arriva a ricoprire posizioni di responsabilità sappia come muoversi in un mondo di pescicani, altrimenti la sua insipienza finiremmo per pagarla noi. Ma non vogliamo che i candidati si presentino con un cartello appiccicato sulla fronte, con scritto: “Sono falso come Giuda”.

Donald Trump è stato sboccato, eccessivo, machista, isolazionista, eccetera eccetera. Ma ha fatto capire: “Io sono così”. Poteva piacere o non piacere, ma era credibile.

Hillary Clinton non è credibile neanche se dice che due più due fa quattro, e non lo è da tanti anni. Quando ha “perdonato” a Bill lo scandalo Lewinsky tutto il mondo ha capito perché lo aveva fatto: per interesse di bottega, per salvare la Clinton&Rodham Inc. E gli americani non lo hanno dimenticato.

Non ha vinto Donald. Ha perso Hillary, perché è antipatica. Donald le ha dato il colpo di grazia quasi senza volere, quando è sbottato: “What a nasty woman!”. Senza saperlo, ha interpretato l’opinione di milioni di americani.

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Informazioni su riccardo ferrazzi

Tutto quel che c'è da sapere sul mio conto è che ho scritto un paio di romanzi e qualche racconto. Comunque, per non sembrare scontroso, vi dirò che sono nato nella prima metà del secolo scorso (quindi, anche se mi piacciono le donne, sono ormai inoffensivo), che ho lavorato finché non mi è caduta addosso la depressione, e che adesso passo il tempo a leggere e scrivere (perché non ho niente di meglio da fare).
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