Referendum shakespeariano

Già nel lontano 1969 alla Bocconi un assistente del prof. De Maria (credo di ricordare che fosse l’indimenticabile Davide Cantarelli) confidò al colto e all’inclita che “i Soloni dell’Economist vivono di rendita su un nome che ha avuto anni di gloria e ne conserva soltanto la prosopopea”.

La recente sparata dei sullodati Soloni a proposito dell’Italia che farebbe bene a votare No al referendum fa il paio con la altrettanto spiacevole sparata di vent’anni fa, secondo la quale Berlusconi sarebbe stato “unfit” per guidare la repubblica. Chissà come mai i Soloni non hanno speso simili concetti per Trump (che pure, in carriera, vanta due o tre “Chapter eleven” e cioè l’equivalente del concordato preventivo, per non dire del fallimento).

Però, anche quando straparla, l’Economist su qualcosa ci azzecca. Se vincerà il No, come sembra probabile, Renzi se ne andrà e arriverà un governo tecnico agli ordini di Junker e Schaeuble. L’Economist dava già la formazione: Padoan primo ministro, Bini Smaghi all’economia, Monti agli esteri, e via di questo passo.

Risultato? Un anno di tasse e disastri assortiti, dopodiché si voterà con una nuova legge che, comunque sia fatta, non riuscirà a impedire la vittoria dei 5 stelle. Grillo presidente del consiglio (lui sì che è “fit to lead”). Eppure sarà un anno durante il quale tutti canteranno vittoria, da d’Alema a Salvini. Ma soprattutto Berlusconi.

Un lampo di chiaroveggenza me l’ha mostrato nel chiuso della stanza da letto (da solo, una volta tanto) mentre al buio ripensa alla sua machiavellica presa di posizione a favore del No, e shakespearianamente conclude: “Mischief, thou art afoot. Take now the road that thou wilt!” (Ecco: il papocchio l’ho messo in piedi. E mo vada pure dove vuole!).

Nella notte fra il 3 e il 4 dicembre gli apparirà uno spettro che dirà: “Ci vediamo a Filippi”.

Il 5 mattina la Borsa perderà il 7%. L’aumento di capitale del Monte dei Paschi andrà deserto e quattro o cinque banche chiuderanno gli sportelli. Nei mesi successivi Unicredit sarà assorbita da Deutsche Bank che la farà a pezzetti che poi venderà a uno a uno per coprire i buchi tedeschi. Generali sarà comprata da Societé Générale e rivenduta in parte ad Axa, in parte ad Allianz. Lo spread zomperà a 400, un sacco di aziende si vedranno chiudere i fidi e non saranno in grado di rientrare. Licenziamenti e cassa integrazione a gogò.

Chi si ritroverà nella bagna fino al collo saremo noi, tutti quanti. Rischieremo di vederci portar via i risparmi nei vari bail-in. E nonostante ciò chi avrà votato No continuerà a credere di aver fatto bene, anzi benissimo. Anzi: di aver salvato la Patria.

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Informazioni su riccardo ferrazzi

Tutto quel che c'è da sapere sul mio conto è che ho scritto un paio di romanzi e qualche racconto. Comunque, per non sembrare scontroso, vi dirò che sono nato nella prima metà del secolo scorso (quindi, anche se mi piacciono le donne, sono ormai inoffensivo), che ho lavorato finché non mi è caduta addosso la depressione, e che adesso passo il tempo a leggere e scrivere (perché non ho niente di meglio da fare).
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