Migranti

Non ho modo di fare uno studio approfondito sui fenomeni migratori, e vado a lume di naso. Ma spesso ci vuole un bambino per gridare che il re è nudo, quindi non mi sembra un delitto se ci provo anch’io.

Partiamo da qualcosa di evidente: chi dalla Nigeria va in Libia per attraversare il Mediterraneo e venire in Europa può disporre di qualche migliaio di dollari per pagare i traghettatori. La maggior parte ha amici o parenti già stanziati in Francia, Germania, Inghilterra o Svezia, e cerca di raggiungerli perché si aspetta che gli procurino un lavoro.

Stando così le cose, chi volete che si fermi in Italia? Solo i disperati che scappano dal loro paese senza avere parenti che li aiutino né in patria né in Europa, e finiscono a fare gli schiavi a Villa Literno raccogliendo pomodori per quattro soldi, in condizioni disgustose. Sono una minoranza, e sono quelli che più avrebbero bisogno di aiuto: i profughi, i rifugiati, che scappano dal Sudan, dall’Eritrea e dalla Somalia. Quelli verso i quali noi italiani abbiamo un debito secolare.

Inutile far finta di non saperlo (come fa Macron): l’80% dei migranti sono migranti economici e il loro flusso non cesserà fino a quando non miglioreranno sensibilmente le condizioni economiche dell’Africa subsahariana (hai voglia!). È tutta gente che approda in Italia ma vuole raggiungere amici e parenti nell’Europa del nord. E sono tanti, troppi. Prepariamoci a vederli arrivare per altri cinquant’anni almeno.

Ora: che in Francia, Austria e Inghilterra si illudano di lasciare il problema sulle spalle di Italia, Spagna e Grecia, è anche comprensibile (fossimo noi al loro posto probabilmente la penseremmo allo stesso modo: dopo tutto, non abbiamo anche noi un Salvini?). Ed è puerile pensare di ripartire qualche migliaio di nigeriani fra Lituania, Slovacchia e Ungheria. I migranti economici sanno benissimo dove vogliono andare (non certo in Lituania). Basta un minimo di buon senso per capire che questa non può essere la soluzione.

Ebbene: di fronte a cento-duecentomila arrivi all’anno che cosa si pretende dall’Italia? Che rispediamo ogni anno ottanta-novantamila persone a casa loro (da dove immediatamente ripartirebbero per ritentare la sorte)? E chi paga? I rimpatri costano un sacco di soldi: ci vogliono agenti di custodia e precauzioni varie. Ma non solo: cosa dovrebbero diventare gli hotspot? Dei lager con reticolati e torrette da dove le sentinelle sparano su chi scappa? Dovremmo costruire un muro alla frontiera? Cerchiamo di essere seri: queste cose le faceva Breznev (e forse non piacevano neanche a lui).

Come al solito, i problemi veri non hanno soluzioni semplici. L’Africa continuerà a mandarci migranti ancora per anni, forse decenni. Dobbiamo trovare soluzioni complesse. Non sarà facile. Ma se continuiamo a baloccarci con certe idee, le soluzioni non le troveremo mai.

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Informazioni su riccardo ferrazzi

Tutto quel che c'è da sapere sul mio conto è che ho scritto un paio di romanzi e qualche racconto. Comunque, per non sembrare scontroso, vi dirò che sono nato nella prima metà del secolo scorso (quindi, anche se mi piacciono le donne, sono ormai inoffensivo), che ho lavorato finché non mi è caduta addosso la depressione, e che adesso passo il tempo a leggere e scrivere (perché non ho niente di meglio da fare).
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