APRIRE LA MENTE

Agli albori del terzo millennio, dapprima in forma di dubbio, poi con sempre maggiore convinzione, giornali e tv comunicarono al pubblico una notizia sconvolgente: la scienza è in grado di spiegare sì e no il 5% della realtà, tutto il resto è semplicemente sconosciuto.

Come gli antichi romani all’annuncio della disfatta di Canne, scienziati e opinione pubblica reagirono con animo virile: nessuno cedette al catastrofismo, nessuno intonò il mea culpa. Gli scienziati presero a parlare di “materia oscura”, l’opinione pubblica si dispose ad attendere fiduciosamente la spiegazione di cosa fosse questa nuova materia.

Non si sa quanti anni o quanti secoli dovranno passare prima che l’umanità riesca ad avere un’idea di cosa è contenuto nel residuo 95% della realtà, eppure nessuno dubita che ci si riuscirà, che la risposta sarà ottenuta applicando i consueti metodi scientifici, e che la realtà ancora da scoprire non sarà molto diversa da quella che già conosciamo. In fin dei conti – così calcola l’opinione pubblica – la realtà quantistica non è avvertibilmente diversa da quella relativistica, la quale, a sua volta, non sembra poi tanto distante da quella newtoniana. Quando la materia oscura sarà “chiarita” – concludono avvocati e salumieri – avremo gli strumenti per governare il 100% di una realtà che, in fin dei conti, è sempre la stessa.

Nessuno è sfiorato dall’idea che la parte sconosciuta della realtà possa non essere affatto “residuale” e possa contenere qualcosa di molto diverso da ciò che ci si aspetta. Forse non abbiamo ancora dato il giusto peso al fatto che la relatività e la fisica quantistica non si sono limitate a dare una nuova rappresentazione dell’infinitamente piccolo e dell’infinitamente grande, ma hanno reso evidente che la ragione umana coglie la realtà in modo approssimativo.

L’aveva già detto Kant, e gli avevamo creduto a metà. Si sa, ci eravamo detti, i filosofi esagerano sempre. Invece il vecchio Immanuel aveva ragione: abbiamo scoperto che la geometria euclidea non può calcolare la traiettoria di una sonda spaziale, e per studiare la struttura subatomica della materia abbiamo dovuto accantonare i concetti tradizionali di spazio e tempo.

È probabile che l’indagine su quel 95% di materia/energia sconosciuta richieda nuove rivoluzioni nel modo “scientifico” di ragionare. È persino possibile che, prima o poi, per esplorare l’infinitamente piccolo e l’infinitamente grande ci si debba inoltrare in percorsi che oggi riteniamo fantascientifici, coinvolgendo facoltà ed esperienze finora confinate nella letteratura, nei sentimenti, nella fantasia.

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Informazioni su riccardo ferrazzi

Tutto quel che c'è da sapere sul mio conto è che ho scritto un paio di romanzi e qualche racconto. Comunque, per non sembrare scontroso, vi dirò che sono nato nella prima metà del secolo scorso (quindi, anche se mi piacciono le donne, sono ormai inoffensivo), che ho lavorato finché non mi è caduta addosso la depressione, e che adesso passo il tempo a leggere e scrivere (perché non ho niente di meglio da fare).
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