Gli scienziati incoerenti

L’imperialismo culturale della scienza è arrivato a persuaderci di poter contare solo su ciò che è scientifico, mentre tutto il resto (e cioè gran parte della nostra vita) sarebbe dominato dal caso e sostanzialmente privo di senso.

Niente vieta che sia proprio così. Ma non è dimostrato. L’unica cosa certa è che in questo modo gli scienziati si sono sbarazzati dell’impaccio di indagare su tutto ciò che una volta era detto “spirituale” e cioè, in soldoni, tutto ciò che “non si vede e non si tocca”. La riprova è data dal fatto che la maggior parte degli scienziati si dichiara atea in quanto razionalista, e finge di non accorgersi che anche l’ateismo è una fede (dato che la ragione umana non può dimostrare che Dio esiste, ma nemmeno che non esiste).

Fatto sta che la scienza, anche dopo la scoperta della psicanalisi, ci impone di credere che i sentimenti sono irrazionali, fallaci e buoni tutt’al più per confezionare film e romanzi, e che i fatti inspiegabili (che sono sempre esistiti e continuano a prodursi) sono da etichettare a priori come trucchi o coincidenze e vanno espulsi dal novero delle cose di cui vale la pena occuparsi. Pretesa davvero poco scientifica dal momento che, pur continuando a essere inspiegati, non smettono di essere fatti. Sono lì, documentati, comprovati, e spesso anche ripetuti. Il loro unico difetto è che la scienza non sa spiegare come possono essere avvenuti. E non si tratta necessariamente di miracoli, prodigi, avvenimenti unici e irripetibili successi a pochi privilegiati. Al contrario: capita a tutti di imbattersi nei fatti inspiegabili. Quante volte abbiamo raccontato a un amico un presentimento o una “realtà romanzesca”, e ci siamo sentiti confidare che qualcosa di simile era successo anche a lui?

All’opposto di quanto comunemente si crede, i fatti inspiegabili avvengono con una certa frequenza. Non è necessario andare a cercare eventi strabilianti. L’esperienza che almeno una volta nella vita capita a tutti, e cioè l’innamoramento, è quasi sempre accompagnata dalla sensazione di “riconoscere” la persona che ci fa battere il cuore, dall’impressione di averla “già incontrata in un’altra vita”, di averla “ritrovata”. È una sensazione così ben conosciuta che già Platone, nel “Simposio”, ne dà burlesca interpretazione attribuendola al commediografo Aristofane.

Per aggiungere un solo esempio: tutti hanno sentito parlare degli jettatori, ma è opinione pacificamente condivisa che si tratti di malevole dicerie, indegne di chi usa la retta ragione. Gli scienziati potranno mai credere che esistano gli jettatori?

E invece ci credono, ci credono eccome! Otto Stern (premio Nobel per la fisica nel 1943) arrivò a vietare l’ingresso nel suo laboratorio a Wolfgang Pauli (premio Nobel per la fisica nel 1945) perché “la sua sola presenza faceva fallire gli esperimenti”!

La triste fama di jettatore non era stata gettata addosso a Pauli da pettegolezzi malevoli o invidiosi. Proveniva dal fatto (inspiegabile ma accertato e comprovato) che in sua presenza gli esperimenti, alcuni dei quali piuttosto costosi, fallivano sistematicamente. Se però si usava l’accortezza di programmarli quando Pauli si trovava a parecchi chilometri di distanza, gli stessi esperimenti riuscivano senza problemi. Insomma: era stata osservata un’anomalia, era stata formulata un’ipotesi e la si era verificata sperimentalmente: Pauli menava gramo! Il fatto era noto nell’ambiente dei fisici teorici e sperimentali al punto da essere definito “effetto Pauli” e sull’argomento circolano aneddoti sorprendenti. Nessuno scienziato ha mai azzardato l’idea di studiare scientificamente l’effetto Pauli; però tutti si premunivano. Si tratta, come minimo, di un esempio di umana incoerenza.

Ma è un’incoerenza piuttosto diffusa fra gli scienziati: Niels Bohr, tanto per citarne un altro, collezionava ferri di cavallo e li esibiva senza vergogna dichiarando qualcosa di simile a “Non è vero ma ci credo!”.

Informazioni su riccardo ferrazzi

Tutto quel che c'è da sapere sul mio conto è che ho scritto un paio di romanzi e qualche racconto. Comunque, per non sembrare scontroso, vi dirò che sono nato nella prima metà del secolo scorso (quindi, anche se mi piacciono le donne, sono ormai inoffensivo), che ho lavorato finché non mi è caduta addosso la depressione, e che adesso passo il tempo a leggere e scrivere (perché non ho niente di meglio da fare).
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